EMDR: quando il passato continua a farsi sentire nel presente
Una terapia che aiuta a rielaborare le esperienze traumatiche e a restituire al presente maggiore sicurezza, continuità e libertà

“Le esperienze traumatiche non elaborate continuano a essere vissute come se stessero accadendo nel presente.”
La riflessione di Francine Shapiro, ideatrice dell’EMDR, aiuta a comprendere in modo immediato il nucleo del trauma psicologico: ciò che non viene elaborato non resta semplicemente nel passato, ma può continuare a influenzare emozioni, pensieri, corpo e relazioni nel qui e ora.
Quando il trauma non si colloca davvero nel passato
Non tutte le esperienze dolorose vengono archiviate dalla mente nello stesso modo. Alcuni eventi, soprattutto se vissuti con intensa paura, impotenza, vergogna o solitudine, possono lasciare una traccia persistente. Anche quando la situazione è oggettivamente conclusa, la persona può continuare a reagire come se una parte di sé fosse ancora lì, dentro quell’esperienza.
Questo può accadere dopo un trauma evidente, come un incidente, un lutto improvviso, una violenza o una situazione di forte pericolo. Ma può verificarsi anche in seguito a esperienze meno appariscenti e tuttavia profondamente destabilizzanti: umiliazioni ripetute, trascuratezza emotiva, rifiuto, bullismo, relazioni svalutanti o momenti in cui ci si è sentiti soli e senza protezione.
In questi casi il passato non viene solo ricordato: viene, in qualche modo, ancora rivissuto. Può manifestarsi attraverso ansia, ipervigilanza, immagini intrusive, difficoltà nel sonno, irritabilità, senso di colpa, blocchi emotivi o reazioni intense che sembrano sproporzionate rispetto al presente.
Che cos’è l’EMDR
L’EMDR, acronimo di Eye Movement Desensitization and Reprocessing, è un approccio psicoterapeutico sviluppato da Francine Shapiro per il trattamento del trauma e delle esperienze emotivamente disturbanti.
Alla base di questo metodo vi è l’idea che alcuni ricordi, se non adeguatamente elaborati, restino “bloccati” insieme alle emozioni, alle convinzioni negative e alle sensazioni corporee sperimentate al momento dell’evento. Quando questi ricordi vengono riattivati da situazioni presenti, la persona può sentirsi nuovamente sopraffatta, come se il pericolo fosse ancora attuale.
L’obiettivo dell’EMDR non è cancellare ciò che è accaduto, né ridurne superficialmente l’importanza. Al contrario, aiuta la persona a rielaborare l’esperienza in modo più integrato, così che il ricordo perda la sua intensità traumatica e possa essere finalmente collocato nel passato.
Come lavora l’EMDR
L’EMDR è una terapia strutturata, che si sviluppa all’interno di un percorso clinico preciso. Il lavoro non consiste semplicemente nel parlare dell’evento traumatico, ma nel favorire una rielaborazione più profonda del ricordo, attraverso procedure specifiche che aiutano il cervello a riprendere un processo rimasto interrotto.
L’aspetto più noto dell’EMDR è la stimolazione bilaterale, che può avvenire tramite movimenti oculari, suoni alternati o tapping. Tuttavia, ridurre l’EMDR a questa sola componente sarebbe limitante. Ciò che rende efficace il trattamento è l’intero protocollo terapeutico: la fase di raccolta della storia, la preparazione della persona, l’identificazione dei ricordi target, la rielaborazione, il lavoro sulle convinzioni associate, l’attenzione alle sensazioni corporee e la rivalutazione dei cambiamenti nel tempo.
Nel corso del trattamento, il ricordo non sparisce, ma cambia il modo in cui viene vissuto. L’evento resta parte della propria storia, senza continuare a imporsi come un’esperienza ancora in corso.
Cosa può cambiare nel percorso terapeutico
Quando un’esperienza traumatica viene rielaborata, spesso cambia anche il modo in cui la persona percepisce se stessa. Possono ridursi il senso di allarme, la reattività emotiva e la sensazione di essere costantemente esposti a un pericolo invisibile. Allo stesso tempo, possono emergere vissuti nuovi: maggiore chiarezza, più continuità interna, una percezione più stabile di sicurezza e una diversa lettura di ciò che è accaduto.
In molti casi, il cambiamento non riguarda solo il ricordo traumatico in sé, ma anche le convinzioni profonde che quel ricordo aveva fissato, come ad esempio: “non sono al sicuro”, “è colpa mia”, “non valgo”, “non posso fidarmi”. L’EMDR aiuta progressivamente a sciogliere questi nuclei dolorosi e a sostituirli con una percezione di sé più realistica, solida e integrata.
Non solo per i “grandi traumi”
Uno degli aspetti più importanti da chiarire è che non è necessario aver vissuto un evento estremo per beneficiare dell’EMDR. A volte la sofferenza nasce da esperienze ripetute, sottili, cumulative, che non sempre vengono immediatamente riconosciute come traumatiche, ma che hanno inciso profondamente sul senso di sé e sul modo di stare nelle relazioni.
Per questo l’EMDR può essere indicato non solo nei casi di trauma acuto, ma anche quando una persona sente di portare dentro ferite antiche che continuano a influenzare il presente: nella gestione delle emozioni, nella fiducia, nell’autostima, nella vicinanza affettiva o nel rapporto con il proprio corpo.
Un approccio riconosciuto e fondato
L’EMDR è oggi un approccio ampiamente studiato e riconosciuto a livello internazionale per il trattamento del trauma. Proprio per questo viene utilizzato, all’interno di una valutazione clinica accurata, da professionisti specificamente formati.
È importante sottolineare che non si tratta di una tecnica standard da applicare in modo automatico, ma di un percorso che richiede tempi, attenzione, preparazione e una relazione terapeutica sufficientemente sicura. Ogni intervento viene calibrato sulla storia, sulle risorse e sui bisogni della persona.
In conclusione
L’EMDR offre una possibilità terapeutica importante a chi sente che alcune esperienze del passato continuano, in modi diversi, a condizionare il presente. Aiuta a trasformare un ricordo che invade in un’esperienza che può essere finalmente compresa, integrata e collocata nel proprio percorso di vita.
Non cancella ciò che è stato, ma può aiutare a non riviverlo ogni volta da capo.
E, soprattutto, può aprire uno spazio nuovo: quello in cui il passato smette di occupare tutto il presente, lasciando più respiro, più continuità e più libertà nel vivere la propria quotidianità.
Se senti che alcune esperienze del passato continuano a influenzare il tuo presente, intraprendere un percorso terapeutico può rappresentare un primo passo importante per comprenderle e rielaborarle in uno spazio sicuro e protetto. L’EMDR può aiutare a dare un nuovo significato a vissuti dolorosi che, pur appartenendo al passato, continuano a generare sofferenza nel presente. La mia formazione in EMDR è consultabile sul sito dell’Associazione EMDR Italia, nella sezione “Terapeuti”.
Dott.ssa Loredana Luise