La fine dell’anno scolastico tra emozioni aspettative e delusioni

Un altro anno scolastico volge al termine e, come ogni conclusione, porta con sé emozioni intense ed esperienze uniche. Per alcuni, la fine della scuola rappresenta una normale fase di transizione tra un obiettivo di crescita e il successivo. Per molti altri, invece, è una tregua temporanea da un compito complesso e spesso stressante: supportare, sostenere, guidare e monitorare costantemente i propri figli.
La fatica accumulata durante l’anno è tale che sento spesso genitori esclamare: “Ce l’abbiamo fatta, siamo stati promossi” oppure “È stata dura”, parlando al plurale e includendo sé stessi come diretti artefici del risultato finale.
Pagelle, voti ed esami diventano, in molti casi, indicatori di adeguatezza genitoriale, più che semplici valutazioni del rendimento scolastico dei figli e il coinvolgimento dei genitori, a volte, è talmente marcato da arrivare a deresponsabilizzare completamente i ragazzi: qualsiasi evento scolastico, positivo o negativo, viene vissuto come un’esperienza familiare più che personale.
Voti bassi, esami di recupero o bocciature sono vissuti così come autentici fallimenti, spesso più dai genitori che dai ragazzi stessi e riescono a provocare delle vere e proprie crisi familiari. Come accade in ogni crisi, anche una battuta d’arresto scolastica merita di essere accolta come un’occasione per riflettere, comprendere e riorientare il percorso.
Persino la bocciatura può trasformarsi in un’opportunità: quella di avviare un cambiamento significativo, attraversando la frustrazione e accogliendo le emozioni che essa porta con sé.
Ecco alcuni suggerimenti utili per sfruttare la pausa estiva come un’opportunità per migliorare la relazione con i vostri figli, permettendo loro di ripartire con uno sguardo più consapevole e di riacquistare fiducia in sé stessi e nel proprio percorso:
1. Ascoltare senza giudicare
Quando arriva una brutta notizia scolastica, il primo istinto può essere quello di reagire con rabbia, delusione o frustrazione. È comprensibile, ma non sempre utile.
👂🏻Prima di parlare, ascoltate vostro figlio. Accogliete le sue emozioni, tristezza, vergogna, rabbia, paura, e fatelo sentire accettato anche in un momento difficile.
Secondo gli studi sulla relazione genitore-figlio (Fonagy et al., 2002), la capacità di mentalizzare, cioè comprendere cosa prova il bambino e aiutarlo a darne un senso, è fondamentale per uno sviluppo emotivo sano. Nei momenti di stress, come una bocciatura, questa capacità si può “spegnere”. Il ragazzo può vivere la scuola come un nemico, sé stesso come inadeguato, i genitori come giudici. Ma se l’adulto mantiene attiva la propria capacità di mentalizzare, diventa un ponte tra l’esperienza negativa e un senso possibile da darle. Fonagy ci insegna che il vero cambiamento nei ragazzi avviene quando gli adulti significativi mantengono viva la capacità di capire la mente dell’altro. Non servono soluzioni immediate, ma uno spazio in cui il figlio possa sentirsi visto, pensato, accolto.
In questo spazio, anche un brutto voto può trasformarsi in un’occasione di crescita autentica
2. Separare l’errore dal valore personale
🏋️♂️Un’insufficienza o una bocciatura non definisce chi siamo. E questo vale soprattutto per bambini e adolescenti, che sono ancora in costruzione.
Come ha mostrato la psicologa Carol Dweck (2006), è utile insegnare che si può sbagliare e imparare: il cosiddetto mindset di crescita. L’obiettivo non è evitare l’errore a tutti i costi, ma imparare a rialzarsi.
3. Analizzare insieme cosa è andato storto
Una bocciatura o un’insuccesso scolastico non arrivano mai per caso. Piuttosto che accusare (“non ti sei impegnato!”), provate a indagare insieme le cause:
-Fattori emotivi o familiari che hanno inciso?
-Ci sono stati problemi di motivazione?
-Difficoltà di apprendimento?
-Disagi relazionali con i compagni o gli insegnanti?
Un dialogo aperto aiuta il ragazzo a sentirsi protagonista del cambiamento e non solo oggetto di rimproveri. Questo principio prende ispirazione dalla Psicologia Positiva e dall’approccio alla genitorialità positiva la cui efficacia è dimostrata da molti studi.
La Psicologia Positiva (Seligman, 2002) ci invita a guardare non solo cosa non ha funzionato, ma cosa funziona: in quali ambiti vostro figlio si esprime meglio? In quali contesti è motivato, sereno, coinvolto? Valorizzare questi aspetti rinforza l’autostima e aiuta a costruire un’immagine di sé più solida.
4. Non trasformare la scuola in un campo di battaglia
🏫Evitate di usare la scuola solo come misura del valore di vostro figlio. Frasi come “Noi lavoriamo, tu devi studiare” non motivano: rischiano solo di trasformare lo studio in un obbligo svuotato di senso.
📘 Secondo la teoria dell’autodeterminazione (Deci & Ryan, 2000), i ragazzi imparano meglio quando si sentono autonomi, competenti e sostenuti. Aiutateli a trovare motivazioni personali, legate alla curiosità, agli interessi e agli obiettivi futuri. Insegnare il senso di responsabilità è certamente importante, ma non deve passare attraverso la costrizione a svolgere qualcosa percepito fin dall’inizio come sgradevole.
5. Mai paragoni, né profezie negative
👍🏻Ogni figlio ha un percorso unico. Evitate confronti con fratelli, amici o versioni “ideali” del figlio che vorreste. E soprattutto, non dite mai “lo sapevamo che finiva così”: le parole che dite nei momenti difficili lasciano segni profondi.
Secondo Donald Winnicott, la funzione genitoriale non è creare il “figlio perfetto”, ma accogliere il figlio reale, imperfetto, con le sue specificità, fragilità e tempi di crescita. Solo un genitore che riesce a “disilludersi” senza ritirare amore, permette al figlio di esistere pienamente.
6. Quando serve, chiedere aiuto
Una bocciatura può essere il segnale di una difficoltà più profonda. Se sentite che da soli non riuscite a gestire la situazione, non esitate a rivolgervi a un professionista (psicologo dell’età evolutiva, psicoterapeuta familiare, pedagogista, tutor dell’apprendimento). Non per “curare” vostro figlio, ma per accompagnarlo (e accompagnarvi) in un passaggio complesso.
In sintesi
Una bocciatura può fare male, ma non determina il valore di vostro figlio né quello di voi come genitori. Il modo in cui reagite può fare la differenza: non per cancellare la frustrazione, ma per insegnare come attraversarla e superarla. E questo, a lungo termine, è uno degli insegnamenti più importanti che possiate trasmettere.
Dott.ssa Loredana Luise